Quadernini. Conversazione con Thomas Pololi

Quadernini. Conversazione con Thomas Pololi

Quadernini è un progetto dell’associazione Quaderni Aperti, nato nel 2008 con lo scopo di raccogliere insieme quelle “testimonianze in forma di quaderni” che costituiscono gli unici documenti storici redatti dai bambini. L’associazione ha recentemente avviato un crowdfunding per creare l’ Exercise Books Archive, il primo archivio digitale di quaderni di scuola provenienti da tutto il mondo. Per Artnoise, abbiamo avuto una conversazione con Thomas Pololi, che ha avviato il progetto. 

(Collage sul quaderno di matematica di una bambina di seconda elementare, Milano, 1968-69)

Salve Thomas. Questa tua ricerca è iniziata da un rovistare nelle soffitte e nei cassetti dove spesso i genitori depositano (o dimenticano) queste “memorie elementari”. Il tuo gesto si è poi allargato, diventando una tessitura di materiali raccolti per il mondo che ha prodotto, tra le altre cose, anche una piccola lezione sul ’900 sviluppata con l’aiuto dei quaderni archiviati.  Ti chiedo, attraverso le parole di Benjamin: la storia si scrive forse a partire dai rifiuti stessi della storia?

Il nostro lavoro è nato dalla passione e dal “rispetto” verso un oggetto, il quaderno di scuola, che viene spesso trattato, un po’ come avviene in generale per i pensieri e le opinioni dei bambini, come qualcosa di tenero, buffo, curioso ma non molto di più. Ci siamo resi conto che, invece, i quaderni di scuola sono gli unici documenti storici prodotti da loro, il che per noi non è poco, perché non esiste altro modo così diretto per entrare nella loro quotidianità. Certo, quello che è scritto nei quaderni è “mediato” dalla supervisione di autorità come l’insegnante e il genitore, ma anche questa “interferenza” è interessante perché permette di capire come, nel corso del tempo, la società abbia interpretato e “guidato” l’educazione (ovviamente, in ogni epoca e luogo, con moltissime eccezioni). Gli storici dell’educazione negli ultimi anni si sono concentrati sempre di più sullo studio dei contenuti dei quaderni, un lavoro che ha preso il via, a livello internazionale, proprio da un gruppo italiano, di cui fa parte il bravissimo Prof. Juri Meda dell’Università di Macerata, che abbiamo il piacere di conoscere ed è tra gli autori di un libro molto completo, con contributi di accademici di tutto il mondo, che si chiama School Exercise Books. È un libro di taglio, per l’appunto, accademico, ma se qualcuno volesse approfondire il tema è sicuramente il punto da cui partire.

Visitare la tua collezione di materiali raccolti è visitare, in qualche modo, un luogo attraversato da un avvicendamento di calligrafie, di tratti incompiuti, di cancellature vaganti per la pagina, ma anche di costrizioni, di passaggi forzati dal segno alla lettera.  Al margine di tutto ciò, è forse questo archivio anche la testimonianza di una sparizione in corso, di una transizione dalla (bella?) scrittura ad altre forme di registrazione? 

In realtà a scuola i quaderni continuano e -secondo me- continueranno a essere utilizzati ancora per molto tempo, anche perché diverse ricerche dimostrano che la scrittura e più in generale “il segno” tracciato a mano favoriscono la memorizzazione e l’apprendimento. Per quanto riguarda la calligrafia, mi pare di aver intuito che molti insegnanti rimpiangono un po’ i “bei tempi” di quando si scriveva bene, anche perché la “bella grafia” è anche un po’ metafora di tempi in cui gli alunni erano più disciplinati e la figura dell’insegnante più rispettata. Io non mi occupo direttamente di educazione ma percepisco che ci sono delle ferite, degli strappi, sia all’interno del mondo degli insegnanti che tra il loro mondo e quello esterno, in particolare quello della politica, e questa sofferenza e frustrazione genera nostalgie e rimpianti “dei tempi che furono”. È un fenomeno complesso che secondo me dipende da molti fattori, e non credo che noi di Quaderni Aperti siamo l’”entità” più adatta per analizzarlo, infatti quando sul web si scatenano diatribe di questo tipo la “policy” dell’associazione è di moderare (mantenendo però un ruolo di “osservatori”).

(Estratto dal saggio di calligrafia di una una ragazza di Borgomanero - Novara, 4 marzo 1915)

“Ogni quaderno è un mondo a sé” hai detto altrove. Cosa avviene durante il passaggio della digitalizzazione? Come vi confrontate con il segno equivoco, “indisciplinato”, e perciò non immediatamente trascrivibile o traducibile?

 Per ogni contenuto pubblicato riportiamo sempre l’immagine delle pagine di riferimento, così che anche la versione originale sia sempre a disposizione di chi desidera “vedere” e non solo leggere un testo trascritto. Inoltre, oltre ai testi nei quaderni è conservata moltissima informazione visiva: come dici tu ci sono segni ed errori intraducibili, ma anche disegni, grafiche, copertine. Anche nel nostro crowdfunding abbiamo voluto valorizzare molto questo aspetto, producendo per esempio un poster con le copertine di quaderni italiani dal 1900 al 2000.

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(“Un insieme di case” e -i suoi sottoinsiemi- disegnato da una bambina di prima elementare di Milano, 1968)

Il progetto copre o coprirà anche i quaderni non scolastici, i quaderni dei bambini che -pur avendo interrotto molto presto la scuola- hanno continuato la loro vicenda di scrittori?

 Assolutamente sì, anche se è materiale molto raro e quindi difficile da trovare o avere in prestito. Un esempio di qualcosa di simile sono alcuni “quaderni delle cronache” di due ragazze delle scuole medie di Milano compilati durante i bombardamenti sulla città nel ’44-’45: in quel periodo molti bambini erano sfollati o non andavano a scuola.

Non occorrerebbe allora che i cosiddetti adulti tornassero a frequentare i loro quaderni (elementari e non)?

 Credo che i bambini dovrebbero avere molto più “peso” nelle scelte della società, che la loro voce e i loro pensieri dovrebbero godere dello stesso rispetto di quelli di un adulto. Per questo amo molto l’idea dei consigli comunali dei bambini e dei ragazzi, che si sono andati via via formando in diverse località straniere e italiane. Pur non essendo un esperto di pedagogia, posso dire che amo anche il lavoro di insegnanti sempre “in ascolto” come Mario Lodi, dello psicopedagogo Francesco Tonucci (che è italiano ma stranamente è più conosciuto in Spagna e nei paesi Latinoamericani), di psichiatri come Ronald D. Laing, e di chiunque abbia aperto e continui ad aprire canali di dialogo e progettualità insieme ai bambini di ieri e di oggi, in primis ovviamente i moltissimi insegnanti in gamba che lavorano nella scuola pubblica italiana. Tutti i progetti di Quaderni Aperti, dalla salvaguardia e valorizzazione dei contenuti dei quaderni ai laboratori con le scuole, vanno in questa direzione, e in futuro speriamo di poter lavorare sempre di più insieme ai bambini, aiutandoli anche a sviluppare i loro progetti: di solito loro sono i “fruitori” dei progetti degli adulti, ci piacerebbe provare a invertire questa regola.

(1925, quaderno dei compiti di una bambina di seconda elementare)

Concludiamo la conversazione con “Il mio autoritratto”, uno dei tanti temi trascritti nel corso del progetto:

 Mi chiamo Fabio B., frequento la classe 5ª elementare. Posso confessare di non essere molto simpatico ma alcuni amici riesco a conquistarli. Sono vivace, chiacchierone, cattivo, ma allo stesso tempo sentimentale. Mamma dice sempre che se per un momento stessi zitto ella suonerebbe tutte le campane di Macerata. Ma poi quando sto zitto la sera diventa malinconica. Sono appassionato di macchine, non so difatti giocare molto bene a pallone; ma i miei compagni mi dicono che sono il mago della difesa: mi consolo pensando che forse anche Schenillingher ha cominciato così. Sono molto fantasioso, difatti da grande probabilmente sarò scrittole di romanzi di fantascienza. I dispetti che faccio sono demoralizzanti. Sono abbastanza fifone, ho persino paura dei cani Faccio amicizia con molta facilità, litigo spesso, sono agile e sempre pronto a menare, non sono molto forte e la forza non la uso spesso; ma ho la mia stretta dentifera che è capace di ferire. Sono magro, basso, ho dei capelli neri e degli occhi castani. Corro molto sulla mia bicicletta e sono spericolato. Amo fare una vita dove uno può contestare. (Tema di un bambino di quinta elementare di Macerata, 9 ottobre 1971)

Conversazione a cura di Giorgiomaria Cornelio