QUIET ENSEMBLE. SORSI DI SUONO E POESIA

QUIET ENSEMBLE. SORSI DI SUONO E POESIA

La differenza tra questi esseri evocati e gli esseri presenti è probabilmente notevole,

ma mi capita in ogni momento di non farci caso.

André Breton

 

Ha da poco inaugurato in Belgio la mostra The Artist/Knight, a cura di Joanna De Vos, una collettiva di artisti internazionali che dal 10 luglio al 5 novembre 2017 presso il Castello di Gaasbeek, racconta le gesta di artisti/cavalieri che offrono il loro omaggio alla figura poetica della cavalleria che galoppa nelle nebbie del romanticismo: The tragic-heroic warrior who falls and rises again, who conquers, rescues, defends, protects, seeks and meets expectations in the sight of his visor (J. De Vos). La location è da capogiro! Un castello medievale del 1240 appena fuori Bruxelles, una roccaforte dal poligono irregolare, un fortino di protezione contro gli attacchi delle Fiandre e che oggi, circondato da un super parco di 50 ettari, raccoglie un’importante collezione di opere di Rubens e di arte fiamminga. Quale luogo migliore per rievocare la memoria di un teatro di battaglie per la gloria, l’onore e la sopravvivenza, dove sono state cantate le tragedie e i sogni visionari di molti cavalieri? Forse che oggi non esiste più una cavalleria, si è forse estinta questa categoria insieme ai suoi nobili sentimenti? La curatrice raccoglie il guanto di sfida e in questa cornice suggestiva e nostalgica, paragona l’artista ad un cavaliere contemporaneo, a cui è affidata la missione di una rinnovata visione sul mondo. Non v’è dubbio che l’artista, in ogni tempo, riassuma in sé l’immagine di un combattimento anzitutto interiore, ma che si apre necessariamente all’avventura, al rischio della scoperta che sconvolge i piani e scardina le regole del gioco, facendosi portatore con la sua arte di novazione, di idee pioneristiche al limite della più sfrenata fantasia, ma fonte creativa di quella che potrebbe essere definita potenzialmente una salvezza benefica personale e collettiva. Esposte in mostra le opere di artisti/cavalieri contemporanei come Marina Abramović, Uldus Bakhtiozina, Horia Damian, Robert Devriendt, Davide Dormino, Jan Fabre, Laurent Grasso, Phil Griffin, Oda Jaune, Kubra Khademi, Meiro Koizumi, Pere Llobera, Kris Martin, Jonathan Meese, Fabien Mérelle, Benjamin Moravec, Eleni Mylonas, Luigi Ontani, Antonis Pittas, Quiet Ensemble, Gabriel Roca, Rob Scholte, Adeela Suleman, Hannelore Van Dijck, Hans Van Houwelingen, Marko Velk, Antonello Viola, voorforvaastfanclub and Andy Wauman.

Sara Lori, Quiet Ensamble

Sara Lori, Quiet Ensamble

Fra questi il duo italiano Quiet Ensemble, composto da Fabio Di Salvo e Bernado Vercelli, con l’opera sonora/site specific Broken Poetries nell’area del pozzo del castello. Suono e interazione sono gli elementi essenziali delle loro esecuzioni, e in questa installazione il castello di Gaasbeek, quale sede del cavaliere, diventa una cosa sola col corpo dell’artista. Il pozzo con la sua bocca antica, rappresenta paradossalmente un orecchio, che recepisce e restituisce informazioni, coinvolgendo il pubblico e trasferendogli stimoli sonori attraverso le mura, le finestre e le aree limitrofe. La voce del pubblico, a sua volta, trova un’eco attraverso l’orecchio stesso dell’artista, il quale rappresenta l’anima universale che, legata più intimamente alle arti, vi attinge liberamente. Ora, le mie orecchie, in una stanza lontana da questo mitologico connubio, non possono ascoltare e stimolare immagini alla mia mente, tuttavia sento bene le acque del pozzo che in un tempo remoto hanno funzionato come una sorta di registratore e che le gesta di quegli eroi vengono riportate a galla con il linguaggio del suono, per cantare le loro memorie che si fanno consiglio. Un portare alla bocca per assetare, offrire sorsi d’acqua come poesia, passando dall’ascolto in profondità, un ascolto che passa però dal silenzio dell’attesa, in cui il suono ci sorprende con la sua indefinibile chiarezza. Questo forse uno dei caratteri essenziali dell’opera dei Quiet Ensemble, che è necessariamente site specific, sintetizzando la legge aurea che governa le relazioni, dall’incontro con se stessi e fra sé e il mondo, che vive di coordinate esatte e che non può non aderire e non associarsi all’immediato presente che si attua. Un lavoro, dunque, che incontra il luogo, la memoria e le persone, si fa carico della sua storia ma con una forza trasformatrice, quella della creazione artistica che permea e si lascia invadere ad un tempo, dove l’artista/cavaliere “sta combattendo per restare nella grazia che gli permette di creare, di difendere e salvare l’arte e la poesia nascosta in tutto” (Q.E.). Broken Poetries, in una correlazione naturale fra comandi ed effetti, rompe il mistero annidato sotto il velo delle cose e i frammenti disseminati della sua intrinseca poesia incontrano il corpo e il flusso della gente che passeggia sotto le rossa mura del castello, un pubblico che così partecipa all’opera con la sua presenza, completandola di senso e prospettiva.

B. Vercelli - F. Di Salvo,The Well, Gaasbeek-Castle, 2017

B. Vercelli – F. Di Salvo,The Well, Gaasbeek-Castle, 2017

La composizione sonora si realizza a partire dai materiali registrati e la partitura quasi sembra scriversi a posteriori, arricchendosi di voci frammentarie che in modo poetico ed evocativo accennano più che raccontare. Infatti, sembrano suggerire all’orecchio suggestioni elettriche (cariche di energie) e intuitive, e che in cerca di un habitat per formarsi, s’interrompono sul baratro del pozzo per attingere dal passato e tornare di nuovo indietro in un ciclo infinito, emozionante, proprio della vita e della musica che ha a che fare con la vita. La componente sonora diventa anche trasmissione di una ricerca estetica, dove trionfa la percezione auditiva sentita come autentica esperienza di relazione immediata, senza mediazione appunto, di presa diretta sul reale. Si tratta anche di un modo di pensare la musica vedendo il suono comporsi, ossia attualizzarsi captando suoni nel presente che evocano memorie lontane per indicare cammini venturi. Da questo potere che il suono è in grado di sprigionare, pian piano cominciano a formarsi anche delle immagini: di fatto prende vita l’immaginario poetico della cavalleria contemporanea, un esercito composto dall’artista e dal suo pubblico, che incita e spinge l’uomo a creare nuove soluzioni formali per rispondere ad una esigenza interiore, ad un movimento, ad una ricerca di cambiamento che rappresenta sempre una lotta per proteggere, custodire e generare nuove e diverse visioni sul mondo, che diano insieme alla speranza, il coraggio di azioni che ne migliorino concretamente la prospettiva. In chiusa di articolo, mi permetto una licenza poetica che mi sembrava calzante: Ancora confuso ero lo stato delle cose nel mondo, nell’Evo in cui questa storia si svolge. Non era raro imbattersi in nomi e pensieri e forme e istituzioni cui non corrispondeva nulla d’esistente. E d’altra parte il mondo pullulava di oggetti e facoltà e persone che non avevano nome né distinzione dal resto. Era un’epoca in cui la volontà e l’ostinazione d’esserci, di marcare un’impronta, di fare attrito con tutto ciò che c’è, non veniva usata interamente, dato che molti non ne facevano nulla – per miseria o ignoranza o perché invece tutto riusciva loro bene lo stesso – e quindi una certa quantità ne andava persa nel vuoto.

Italo Calvino, Il cavaliere inesistente

 

Erica Romano

 

 

Castello di Gaasbeek (foto di archivio)

Castello di Gaasbeek (foto di archivio)

The Artist/Knight
international group exhibition
a cura di Joanna De Vos

http://joannadevos.be/

in Gaasbeek Castle

Kasteelstraat 40, 1750 Lennik (Gaasbeek)

www.kasteelvangaasbeek.be

kasteelvangaasbeek@vlaanderen.be

Per maggiori informazioni sugli eventi correlati alla mostra e sul programma generale: marieke.debeuckelaare@cjsm.vlaanderen.be

 

Quiet Ensemble

Quiet Ensemble nasce nel 2009 dall’incontro tra esperienze professionali ed espressive differenti; Fabio Di Salvo si dedica alla sperimentazione e l’ideazione di opere video interattive utilizzando moderni software di manipolazione audiovideo, Bernardo Vercelli si laurea in scenografia teatrale in Norvegia e successivamente lavora come light designer a Copenhagen, Danimarca. Insieme sviluppano un interesse rivolto alla contaminazione di modalità espressive differenti osservando il rapporto tra tecnologia e natura, l’unione tra l’immaginario concreto ed astratto e l’equilibrio tra casualità e controllo, dando vita a soggetti composti dal perfetto connubio degli elementi, spostando l’attenzione su aspetti insignificanti e meravigliosi, come il movimento di una mosca o il suono degli alberi. Parallelamente l’interesse si allaccia a quel settore di nuove tecnologie che esplorano le possibilità estetiche e concettuali derivanti dalle tecniche dell’interattività, lavorando al rapporto tra  l’immagine e il suono, studiato esclusivamente in relazione ad un ambiente specifico – site specific, con l’obiettivo di rivelare luoghi comuni attraverso punti di vista differenti.

http://www.quietensemble.com/

info@quietensemble.com

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