Richard Stanley. Hardware: metallo e anima

Richard Stanley. Hardware: metallo e anima

I film di fantascienza, come i romanzi o i racconti, sono grandi quando la tecnologia, la scienza, il futuro, servono per trattare di tematiche più alte. Si pensi ad esempio a film esistenziali come Blade Runner di Ridely Scott o Solaris di Tarkovskij. Hardware, film del 1990 di Richard Stanley, con tutti i suoi difetti, dovuti gran parte alle ristrettezze di budget, può essere ascritto alla categoria dei grandi film di fantascienza.
Si tratta di una pellicola che può dare spunto a diverse discussioni: il ruolo della tecnologia, l’uso che di questa si fa anche in relazione al concetto di privacy (da un certo punto di vista è un film fortemente voyeurista), la lotta tra uomo e macchina. Queste tematiche sono state già ampiamente affrontate da altre recensioni. La tesi di questo approfondimento invece è quella di dimostrare che Hardware è un film profondamente religioso, mistico.
La trama del film è molto semplice: un uomo, una sorta di nomade del deserto, estrae dalla sabbia i rottami di un robot che rivende a un altro uomo, quest’ultimo rivende a sua volta parte del robot a un commerciante, mentre regala la testa alla sua ragazza che si diletta a creare istallazioni artistiche coi ferri vecchi. Il robot ha la facoltà di autoripararsi e così sia la testa che il resto del corpo, separatamente, si riparano seminando morte e terrore.
Dio, seppure sotto forma di simbolo, è presente fin dal primo fotogramma del film.

1Stanley è abile a inserire nei suoi film dei simboli che durano il battito di un ciglio, sono appena percettibili, eppure lavorano a livello inconscio. A dare allo spettatore una dritta sull’interpretazione del film ci pensa una didascalia che appare qualche secondo dopo.

2“Nessuna carne verrà risparmiata” è una frase contenuta in un versetto del Vangelo di Marco. La stessa frase sarà ripetuta a voce dal protagonista che è solito leggere la Bibbia. È come se Stanley desse sin da subito la chiave di lettura allo spettatore, per evitargli di perdersi in inutili e fuorvianti interpretazioni.
Il robottone antagonista del film è conosciuto con l’acronimo di M.A.R.K.-13, ed è stato costruito allo scopo di eliminare tutte le forme di vita che ha di fronte. Il robot è il cattivo del film, tutti lo avversano, ma metaforicamente è lo strumento della volontà di Dio. Costruito dagli uomini per limitare drasticamente la sovrappopolazione di una Terra colpita da guerre e carestie, forse perché una legge appena approvata sul controllo delle nascite non è sufficiente, il M.A.R.K.-13 può essere assimilato a un angelo sterminatore mandato sulla Terra per eliminare un’umanità peccatrice e già condannata. Si viene a creare una sorta di corto circuito (e proprio Corto circuito, film del 1986 di John Badham è una delle fonti ispiratrici di questo film) tra la storia lineare del film, che porta a tifare per la protagonista che lotta contro il robot e il fatto che il robot abbia una funzione purificatrice del genere umano, così come l’ha avuta il diluvio universale.
A dimostrazione del fatto che il M.A.R.K.- 13 deve essere visto come la reincarnazione in metallo della volontà divina, come Cristo ne è stato in carne, in una sequenza particolarmente violenta, il robot appare letteralmente crocifisso, addirittura con il capo reclinato sulla spalla, proprio come viene raffigurato Gesù nella iconografia classica.

3Sia il robot che il Cristo sono portatori di una verità e di un volere che l’uomo non accetta ed entrambi subiscono lo stesso martirio.
La morte, male necessario per la rinascita è un tema ridondante del film. Alla radio il disk jockey Angy Bob, che nella versione originale ha la voce di Iggy Pop, urla “vorrei mandarvi questo messaggio, un augurio di buone vacanze e lì dove arriva la mia voce, uccisioni, uccisioni, uccisioni!”. Nella colonna sonora è ricorrente la canzone dei Public Image Ltd The Order of Death, il cui testo è composto esclusivamente da una martellante frase, “this is what you want… this is what you get”, che sembra essere un invito all’azione.
La morte, simbolicamente rappresentata dal deserto, è presente fin da subito nel film. Infatti, già durante il primo minuto, le immagini del film mostrano i resti del robot nel deserto e poi un uomo, colui che disseppellirà il M.A.R.K.-13, vestito da palombaro, che indossa una maschera antigas perché l’aria è contaminata dalle radiazioni e il suo aspetto, che ha qualcosa di demoniaco, è molto simile a quello del medico della peste.

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5Il deserto, se da una parte è un espediente che Stanley usa nei suoi film per decontestualizzare i luoghi, come avviene nel suo successivo Dust Devil, dall’altra rimanda appunto al valore simbolico di negatività e di morte. Nella Bibbia il deserto è anche un ostacolo che va superato nel cammino di fede, il luogo dove Gesù si è confrontato con le sue tentazioni. I personaggi del film si riferiscono al deserto chiamandolo “la zona”, un evidente omaggio allo Stalker di Tarkovskij: nel film del regista russo, ma soprattutto nel libro dal quale è tratto, la funzione degli stalker è proprio quella di prelevare dalla zona degli oggetti dalle proprietà magiche.
Se il deserto è morte, l’acqua, il simbolo più importante del film, è vita. L’acqua è inoltre collegata alla purificazione, come nel battesimo nel diluvio universale. Il protagonista del film si chiama appunto Moses Baxter, come il profeta biblico più legato all’elemento dell’acqua. Moses, che si fa chiamare Moe perché odia quel nome, è ossessionato dall’acqua, tanto che la sogna. Nel futuro in cui Hardware è ambientato l’acqua è un bene molto raro, quella che c’è è contaminata e si aspetta con ansia la pioggia che stenta a cadere. L’acqua ha dunque una connotazione fortemente purificatrice, non solo della sporcizia del mondo, ma anche per la salvezza dell’animo umano. Moe e la sua fidanzata Jill fanno la doccia insieme, ovviamente per una tensione erotica, ma anche per una ragione molto più pratica, per risparmiare acqua appunto.

6Durante la lotta con il M.A.R.K-13 Moses viene ferito dal robot che gli inietta un veleno letale. Grazie al contatto con quello strumento divino l’uomo ha una vera e propria visione mistica. In una sorta di piacere estatico, dove il dolore si fonde con il piacere, Moe ha una serie di rivelazioni: urla una frase apparentemente senza senso: “Sta piovendo, ho sognato che pioveva, sta piovendo nel sistema di isolamento”che oltre a rimarcare la sua ossessione per l’acqua palesa che l’acqua è l’unico elemento che rende vulnerabile il M.A.R.K.-13 (presumibilmente si tratta del sistema di isolamento del robot). Moses in quel momento ricorda di quando leggeva la Bibbia e finalmente viene pronunciato per intero il versetto dell’evangelista Marco: “Nessuna carne verrà risparmiata, allora si vedrà il figlio dell’uomo venire con grande potenza e gloria e lui manderà i suoi angeli sulla Terra per radunare insieme i suoi eletti”. Se lo spettatore non è riuscito fino a questo punto a comprendere il senso profondo del film, Stanley lo fa dire esplicitamente a uno dei suoi personaggi. A questo punto la natura “soprannaturale” del robot dovrebbe essere assodata. Tuttavia il regista australiano inserisce ulteriori simboli, sempre della durata di un lampo. Infatti quando Gill prova a entrare tramite il suo computer, nel software del robot, nella sua mente, sul monitor appare una stella.

7Si tratta del celebre “pentacolo”, un simbolo magico legato alla figura di Satana. Non è dunque la volontà di Dio, ma quella del diavolo che viene eseguita? Sembrerebbe quasi una contraddizione con quanto affermato fino ad ora. Bisognerebbe però interrogarsi sul ruolo del diavolo e del rapporto con Dio. In una visione più ampia con un un Dio onnipotente, il diavolo non è forse lo strumento che Dio usa per punire gli uomini?

Dalla morte si genera vita, dalla ferita di Moe, dal suo sangue, fuoriescono dei vermi, che per quanto raccapriccianti, rappresentano la vita. Anche il fatto che sia Jill, una donna, e non Moe, il classico duro dei film d’azione, a sopraffare il robot ha un valore simbolico legato al tema della vita. La donna, per propria natura, è portatrice di nuova vita. Il film dunque, per quanto abbia ossessionato con l’idea della morte, sembra quasi essere un inno alla vita, che a parte tutto, prevale, seppure in un’umanità condannata e decadente. O forse è stata tutta un’illusione, o meglio una parentesi nella caduta del genere umano verso la dannazione (verso Satana).
Come in un loop il film si conclude come si è aperto, l’ultimo fotogramma coincide con il primo: Dio è qualcosa di eterno che precede e segue il genere umano.
La sensazione che lascia il film è quella di un’umanità perduta, destinata a soccombere nonostante i suoi sforzi e non c’è nessun dio che possa salvarla. Dio, se non è assente, non interviene se non con un gesto di estrema potenza, come quello dello sterminio del genere umano.

Un’ultima considerazione, che esula dal discorso del simbolismo religioso: Jill disegna sulla testa del M.A.R.K.-13, il robot che deve distruggere il genere umano, la bandiera americana. Che Stanley volesse insinuare che gli americani si comportano proprio come il robot? Questo non la sappiamo, ma potrebbe essere una delle ragioni per le quali il regista australiano ha pochissimi film all’attivo.

Fabio Divietri

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