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S O T T O B A N C O  |  L I B R Ì

Ogni mese una selezione delle più interessanti proposte dalle librerie indipendenti.

a cura di Giulia Priore e Paolo Girella

MAGGIO-GIUGNO   2 0 1 6

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LIBRERIA ODRADEK

 

 guido ceronetti per le strade della vergine adelphi coverPer le strade della vergine – Guido Ceronetti
Adelphi | 278 pp., 20 euro | Biblioteca Adelphi, marzo 2016

In copertina una terrazza sul mare che minaccia burrasca. Il pavimento a scacchi rossi e bianchi e la ringhiera pieni punteggiati da ciuffi d’erba, qua e là manca una mattonella e il muro è scrostata. In un angolo, infine, un brutto tappeto arrotolato. È la copertina del nuovo libro autobiografico di Guido Ceronetti, Per le strade della vergine. Un’immagine di dismissione e di abbandono. Una voce dissacrante, scomoda, per molti molesta quella di Guido Ceronetti. Poeta, drammaturgo, scrittore, giornalista, traduttore, ha scelto di lavorare nella vita con la parola scritta e parlata; in poche parole, un amante della parola.
Anche nell’ultimo libro uscito per Adelphi al centro c’è la parola, ma essa è slegata da ogni genere o contenitore riconoscibile. Lo hanno definito infatti uno zibaldone, un insieme di pensieri sulla sua vita tra il gennaio del 1988 e l’aprile del 1998. Di sicuro c’è che non è di facile definizione, ma una volta addentrati nella fitta trama di ricordi e immagini, è difficile uscirne.

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 LIBRERIA ASSAGGI

 

tigre-per-sempre-racconti-1917-1935-9788806227999-horacio-quiroga-libroTigre per sempre – Horacio Quiroga
Eiunadi | XVII – 350 pp. 24 euro | traduzione di Jaime Riera Rehren | collana Letture, marzo 2016

Ritenuto da Cortàzar un assoluto maestro del racconto i testi sparsi di Quiroga riemergono nella nobile edizione Einaudi, alcuni già apparsi in Italia negli anni Ottanta altri, finalmente, inediti.
L’aratro della tragedia segnerà instancabile l’intera sua vita e segnerà la sua morte. Nato nel 1878 a Salto in Uruguay, dopo aver ucciso accidentalmente un amico nel 1902 si trasferirà a Buenos Aires. Ma come attirato dall’ignoto farà della regione del Misiones, un luogo di frontiera, di limite, il suo regno. E numerosi racconti vedranno le bestie di quella terra come soggetti narranti ma, mentre Kipling attraverso di esse ha raccontato l’uomo, Horacio Quiroga ci precipita nella follia e nella morte.

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 LIBRERIA DEL VIAGGIATORE

 

darinka montico walkaboutitalia cover edizioni dei camminiWalkaboutitaly – L’Italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni – Darinka Montico
Edizioni dei cammini | 187 pp., 16,50 euro | collana Wanderer, giugno 2015

Darinka Montico ha deciso così di punto in bianco di abbandonare i suoi mille lavori che faceva in giro per il mondo, dall’Australia all’Inghilterra, per tornare in Italia e avverare un suo sogno: attraversare l’Italia, il suo paese d’origine, a piedi, senza soldi, raccogliendo i sogni di tutti quelli che incontrava, che l’hanno ospitata o con cui aveva anche solo scambiato quattro chiacchere.
Nel Ted Talk in cui ha presentato la sua esperienza con voce tremante si capisce che Darinka Montico è una ragazza emotiva. E viene naturale chiedersi come sia riuscita una ragazza sensibile e facile preda delle sue emozioni in un’impresa così piena di imprevisti e ostacoli.

Eppure lo ha fatto. Si è licenziata e lo ha fatto. Ha fatto a pezzi le paure che la bloccavano all’inizio, ha dormito dove capitava, “quasi sempre in un  letto” ha precisato l’autrice.

Cosa l’ha spinta a farlo? La sensazione di un vuoto da riempire, di dover cambiare pelle, di stare perdendo tempo prezioso della propria vita. Tutto questo fa assomigliare l’avventura di Darinka a un rito d’iniziazione del terzo millennio. Una moderna Capuccetto rosso, così emotiva e ingenua all’apparenza che compie il passaggio dall’infanzia all’età adulta

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LIBRERIA MUTTY

 

atlante_dei_classici_padani1Atlante dei Classici Padani – Filippo Minelli, Emanuele Galesi,
Krisis Publishing | pp 720, 60 euro | luglio 2015

L’Atlante dei Classici Padani non è una semplice raccolta di fotografie scattate nella prodigiosa “Macroregione padana”, bensì il tentativo di rappresentare un’identità socio-antropologica, visiva ed urbanistica della creatura territoriale ideata all’inizio degli anni Novanta dal nascente partito indipendentista regionale della Lega Lombarda, poi divenuta Lega Nord. Le fotografie scattate da Filippo Minelli tra Piemonte, Lombardia e Veneto ritraggono in modo sistematico e uniforme i capannoni, le rotatorie, le insegne pubblicitarie, i sexy-shop, le chiese in cemento armato: gli elementi topici di questo territorio, corredati dalle loro coordinate GPS. Il tutto è completato dai dati statistici a cura di Alberto Antoniazzi e dai testi di Emanuele Galesi che ritraggono con ironia, realismo e cinismo questa regione dai confini incerti.
Il progetto, nato sul web già nel 2012 con il nome Padania Classics e divenuto pubblicazione grazie al crowdfunding, ha preso la forma di un atlante, lo strumento più adatto per rendere visibile il minimo comune denominatore della Macroregione del Nord. È paradossale come ci si diverta a sfogliare questo volume mentre descrive l’incrollabile fiducia nella crescita economica basata sullo sfruttamento del suolo, lo sviluppo urbanistico incontrollato, cementificazione a ritmi forsennati e un’inequivocabile estetica (il “neo-classico padano” fatto di kitsch, slogan commerciali e architetture avveniristiche) che nemmeno gli autoctoni sapevano di possedere, abituati ad imbattersi quotidianamente nel profumo di malta fina.

 

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Leggi tutti i consigli delle magnifiche indipendenti

LIBRERIA DEL VIAGGIATORE (Roma)
LIBRERIA MUTTY (Castiglione delle Stiviere)
LIBRERIA ASSAGGI (Roma)
LIBRERIA ODRADEK (Roma)

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Inviti alla lettura dei mesi precedenti

rossella-milone_la-solitudine-del-lottatore_cover-bookIl silenzio del lottatore – Rossella Milone
minimum fax, pp 226, 14 euro – collana Nichel, settembre 2015

Dall’alto del suo osservatorio su un genere letterario cosiddetto minore, Rossella Milone riesce a ridare visibilità al racconto

Sul sito della minimum fax si trovano le prime 20 pagine del racconto Operazione Avalanche di Rossella Milone. La protagonista, una ragazzina agli albori dell’adolescenza gioca insieme con il suo amico coetaneo, in compagnia della nonna di lui. L’anziana donna è preda della demenza senile e degli scherzi dei ragazzini. Della sua vita passata sembra non essere rimasto nulla se non la costante e speranzosa richiesta che la vecchietta rivolge a tutti: “Dov’è Amedeo’”, il marito defunto da tempo. La giovane è l’unica a interessarsi, al limite della morbosità, alla vecchia e inutile rimbambita.

Ogni tanto l’anziana donna accenna ad alcuni passi di danza che l’avevano appassionata da giovane. Con tratti altrettanto delicati, giocosi e al contempo seri l’autrice disegna le figure dei suoi racconti. Pochi semplici tratti, ma quelli giusti. In Il silenzio del lottatore, raccolta di sei storie sulla crescita sentimentale di altrettante donne, si possono leggere alcuni esempi di come andrebbe scritto un racconto: semplice, intenso ed equilibrato in tutte le sue parti. Coordinatrice e ideatrice del progetto Cattedrale, Rossella Milone, dall’alto del suo osservatorio su un genere letterario cosiddetto minore, riesce così a ridare visibilità al racconto.

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teoria-delle-ombre_book-cover Teoria delle ombre – Paolo Maurensig
Adelphi, pp 200, 18 euro – collana Fabula, novembre 2015

“Lo sport più violento che esista” diceva Garri Kasparov

Si dice che la vita è una partita a scacchi. Ogni mossa ha le sue conseguenze, chi non ragiona non va avanti, i tempi possono essere molto lunghi. Trattandosi di un gioco complesso l’intelligenza e la pazienza la fanno da padrone. C’è chi dice però che l’unico particolare per cui il gioco degli scacchi e il gioco della vita si distinguono è che negli scacchi chi bara ha torto. Nella vita, al contrario, si trasgrediscono le regole, ma non per questo si è criminali. Ci sono miliardi di ragioni per cui una persona potrebbe essere spinta a infrangere una legge; una fra tutte obbedire a una legge più grande.

La sfumatura che distingue così nettamente due mondi tanto simili potrebbe essere ben rappresentata dalla storia giallesca raccontata da Paolo Maurensig in Teoria delle ombre, edito da Adelphi. Una mattina il cadavere del famoso scacchista, presunto collaborazionista, antisemita e filonazista Alekhine viene ritrovato in circostanze sospette in un albergo a Estoril, in Portogallo. Il grande campione di scacchi è stato ucciso. Sta al lettore capire le motivazioni che si celano dietro questo violento gesto.

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isolario-arabo-medievale_cover-bookIsolario arabo medioevale – Angelo Arioli
Adelphi, pp 341, 22 euro – collana i peradam, ottobre 2015

Un viaggio di poesia geografica

L’isola Ferdinandea, anche chiamato Banco di Graham, è un’isola sotto il mare, che a volte riemerge, a volte si inabissa, al confine tra fantasia e realtà. È apparsa alla fine dell’Ottocento e dopo pochi mesi è scomparsa di nuovo. Si tratta in realtà di un vulcano sottomarino attivo che stimola ancora oggi le paure e le fantasie degli abitanti del Mediterraneo. Cosa ne pensavano gli antichi di queste magie? Quali spiegazioni davano alle apparizioni e sparizioni di queste terre e come venivano descritte e rappresentate sulle carte geografiche e nei trattati di geografia antichi? Ecco, Angelo Arioli, docente di Lingua e Letteratura araba, ha raccolto in forma di antologia tutti gli accenni e avvistamenti di isole misteriose nei mari conosciuti nel medioevo, tra il IX e il XV secolo. Una prima parte è dedicata alla raccolta antologica dei testi, i quali sono tutt’altro che fredde e noiose descrizioni scientifiche. Anzi, l’autore, umilmente, si dichiara mero compilatore, ma riesce, tramite una scelta accurata e ragionata, a estrarre poesia e meraviglia da scritti che non nascevano come tali. Nella seconda parte l’autore commenta e contestualizza i testi senza denaturarli, dando loro lo spessore storico e scientifico che fa del suo lavoro un’opera a metà tra geografia, letteratura, poesia, storia. Un’opera appunto al confine, come le isole.

 

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socrate-harendt_cover-bookSocrate – Hannah Arendt
Raffaello Cortina, pp 124, 11 euro – a cura di Ilaria Possenti – collana Minima, ottobre 2015

Inedito in Italia. Un piccolo capolavoro per avvicinarsi a una grande filosofa

I contenitori “opera filosofica” e “saggio” possono allontanare chiunque non sia del mestiere. Il detto “l’apparenza inganna” è dunque vero, soprattutto quando si tratta di libri, e ancor di più di saggi filosofici. Solo i più arditi e motivati si avvicineranno quindi alla nuova uscita della casa editrice Raffaello Cortino Editori. Se si guarda un po’ più da vicino, se senza timori si prende in mano il libro, lo si sfoglia e lo si analizza, verrà fuori che il saggio vero e proprio è breve e intenso. La parte finale del volumetto è dedicata alla critica del testo da parte di altri studiosi. L’occasione che si perde nel non superare le paure e nel non avvicinarsi al libricino in questione, è enorme. Un motivo su tutti: attraverso poche pagine si può ricreare l’atmosfera delle aule fumose dell’università dove insegnava la filosofa Arendt. La sua personalità e intelligenza erano talmente intriganti che le sue lezioni erano seguite con autentica partecipazione e le sue tesi erano accolte con clamore. Basti pensare che teorizzò il concetto di “banalità del male” riferito al nazionalsocialismo. Basta questo per provare a leggere qualcosa in più.

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La legge di natura Kari Hotakainen cover copertinaLa legge di natura – Kari Hotakainen
Iperborea, pp 272, 17,50 euro – trad. N. Rainò – collana Narrativa, agosto 2015

Uno sguardo ironico e scorretto sulla civilissima Finlandia

Il sogno segreto di molti è quello di arrivare a una certa età (oramai settant’anni se tutto va bene), prendere la pensione e godere dello stato sociale che ogni Paese civilizzato mette a disposizione dei propri onesti cittadini. Questo libro potrebbe infrangere questo sogno.
Il protagonista, un disonesto lavoratore di sessant’anni, viene coinvolto in un incidente stradale e si ritrova in ospedale bisognoso di cure e dipendente dagli altri.
Attualissimo nei temi, il libro può indurre indiscutibilmente a una riflessione disincantata su ciò che noi intendiamo per “società” e “sociale”. La domanda è: quanto diamo per scontato lo Stato sociale? Quanto ci aspettiamo che lo Stato ci aiuti, quando siamo in difficoltà anche quando noi stessi per primi non abbiamo contribuito al suo sostegno? (Il protagonista evadeva le tasse.)
In un momento in cui l’Europa, soprattutto il Nord Europa, viene chiamata ad accogliere migliaia di migranti e si ritrova a mettere in discussione il proprio concetto di accoglienza e cura, questo libro dà la possibilità di gettare uno sguardo ironico e scorretto sulla civilissima Finlandia e sul suo stato sociale.

 

 

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carrere-il-regno-cover-copertinaIl Regno – Emmanuel Carrère
Adelphi, pp 428, 22,00 euro – trad.  F. Bergamasco –  collana Fabula,  febbraio 2015

Charli Hebdo, Sottomissione-Houellebecq, Isis, papa Francesco… come direbbe Hemingway della morte, il Cristianesimo è uno degli argomenti su cui si può scrivere

Ne parlano bene, ne parlano male. L’effetto che Carrère ha sui lettori è quello di affascinare o, al contrario, annoiare. Fatto sta che molti lo leggono. E difficilmente ci si può definire buoni e aggiornati lettori senza aver letto nella vita almeno un Carrère. Nella sua ultima opera, Il Regno, la sua scrittura si trova a metà tra l’autobiografia e il trattato storico-teologico. Il pretesto per parlare della vita dei primi cristiani è la crisi mistico-depressiva attraversata dallo scrittore quando aveva trent’anni. Iniziò allora a interessarsi alla religione cristiana, prima da credente, poi da scettico studioso. Il risultato è un’inchiesta lunga quasi quattrocento pagine, a tratti confusa ma accurata e fedele nella resa storica. In una fase in cui l’incontro tra laicismo e religione appare così difficoltoso, Il Regno entra in quel filone di studi sulla verità storica del cristianesimo, su chi era Gesù veramente, sulle differenze e affinità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Ma rispetto a tanti altri spicca per fedeltà storica e capacità esplicativa del suo autore.

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jonathan miles scarti cover copertinaScarti – Jonathan Miles
minimum fax, pp 577, 18,00 euro – trad. A. Martinese – collana sotterranei, maggio 2015

Rifiuti, e rifiuto di sé

Si potrebbe quasi dire che Scarti rappresenti il punto in cui ecologia e letteratura s’incontrano. E funzionano insieme. Quanti discorsi a tavola la domenica su dove buttare l’olio fritto, quanto orrore davanti a un cassonetto pieno e maleodorante, quanta incredulità e confusione davanti ai colorati opuscoli dell’Ama. Il tema degli scarti ci accomuna tutti. Ma, come quando si parla di morte e malattia, anche sul tema dei rifiuti tutti abbiamo da ridire, tutti abbiamo la nostra opinione, ma nessuno se ne vuole occupare, se non con colpa e con disgusto.
Jonathan Miles invece va controcorrente e dall’immondizia prende spunto per creare storie. I protagonisti sono quattro: due freegani (persone che recuperano dalla spazzatura cibi ancora commestibili e protestano contro lo spreco), una vedova dell’11 settembre alle prese con la figlia adolescente, un linguista in lutto per la moglie. La riflessione che sta dietro al libro potrebbe essere che ognuno di noi deve, volente o nolente, confrontarsi con la spazzatura, allo stesso modo ognuno deve in qualche modo fare i conti con le proprie scorie emotive. Allora questo libro potrà sicuramente rivelarsi una guida migliore degli opuscoli dell’Ama.

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silvina ocampo la promessa cover copertinaLa promessa – Silvina Ocampo
laNuovafrontiera,  pp 162, 15,00 euro – trad. F. Lazzarato – collana Basilico, ottobre 2013

“Alina Cerunda era bella, nonostante i suoi settant’anni. Chi dice che non lo fosse, mente. I vecchi, tuttavia, sembrano sempre travestiti e questo li rovina”.

È considerata la più grande scrittrice argentina del Novecento. Era amica di Jorge Luis Borges e sorella dell’editrice Victoria Ocampo. Silvina Ocampo rivela con La Promessa il suo notevole talento narrativo. La casa editrice La Nuovafrontiera ha deciso di dare una nuova veste a un testo denso e variegato.
Tutto inizia con la protagonista che cade da una nave da crociera. Finisce in acqua e rimane lì in attesa che qualcuno la salvi. Nel frattempo inganna la morte narrandosi la vita, “come Sharazad al re Shahriyarho raccontato storie alla morte perché concedesse la vita a me e alle mie immagini”. Vede una tartaruga sotto il pelo dell’acqua che le ricorda un sarto di sua conoscenza e da lì inizia la rassegna di tutti i volti della sua vita. Uno a uno, la Ocampo ce li racconta, e ogni viso è legato in qualche modo a quello successivo, in una catena solo apparentemente casuale. Infatti, questo elenco ci restituisce alla fine l’affresco della sua vita che rischia di abbandonare, annegando in mezzo al mare.

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Come leggere uno scrittore – John FreemanCome leggere uno scrittore – John Freeman
Codice edizioni, pp 380, 21,00 euro – trad. F. B. Ardizzoia, S. Boulot, G. Giri, I Oddenino, C. Stangalino – collana Principale, agosto 2013

Brevi Interviste con uomini che sono scrittori

Questo è un libro da tenere sul comodino. Un libro da tenere presente ogni volta che leggendo proviamo a pensare al di là della storia, al suo creatore. È un libro di consultazione, da prendere in mano e sfogliare come un ricettario. È suddiviso in capitoli, ogni capitolo uno scrittore. Ovviamente solo i più famosi e riconosciuti hanno trovato spazio in questa raccolta e il senso non è quello di scoprire in generale come si fa lo scrittore, ma di guardare discretamente nella singola vita di ognuno di loro, nel loro piccolo. Poche sono le pagine dedicate a ognuno, al massimo cinque o sei, e si tratta di incontri avvenuti nei primi anni Duemila. Nella maggior parte dei casi sono interviste condotte con il diretto interessato in un momento preciso della sua carriera.
Il fatto è che raramente ci si pone il problema di chi sia lo scrittore che sta dietro a un testo eccezionale. Ci si concentra sul prodotto, un po’ come se lo scrittore fosse un mago con le sue pozioni, rigorosamente segrete e ben celate, da non disturbare, di cui è meglio non interessarsi per scaramanzia. John Freeman in questo caso si dimostra poco scaramantico e squarcia l’alone di mistero che avvolge ogni scrittore.

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il-defunto-odiava-i-pettegolezzi-majakovskij-serena-vitaliSerena Vitali, Il defunto odiava i pettegolezzi
Adelphi, pp 288, euro 19,00 – maggio 2015 collana Fabula

Una delle più documentate, accorate, lucide e ironiche raccolte di documenti che indagano sul mistero della morte di Majakovskij

Serena Vitali è una slavista meticolosa, già autrice per Adelphi del “solidissimo” Bottone di Puškin per cui Fruttero scrisse di lei: “Sepolta in oscure biblioteche, rifulge qui come una narratrice di gran razza, coinvolgente come un romanzetto rosa e implacabile come il più accanito inquirente”.
Lettere, testimonianze che si contraddicono, documenti ufficiali, poesie e “pettegolezzi” sono intrecciati magistralmente dall’autrice per rispondere alla grande questione della morte di Majakovskij.
La ricostruzione degli ultimi giorni della sua vita raccoglie preziose parti d’un vasto mosaico della Russia sovietica di quegli anni e rende un grande omaggio al poeta.
Tra parentesi leggiamo i commenti ironici e amari dell’autrice, pensieri sfuggiti ad alta voce, fuor d’accademia, che rendono la lettura arguta e complice. Qualcuno ha detto che il libro può lasciare a bocca asciutta. Ma forse, la risposta alla morte di Majakovskij, per dirla con la lucida commozione di Jakobson, è nella sua vita.

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wolfe_dalla-morte-al-mattino_cover_13feb14Thomas Wolfe, Dalla morte al mattino
CartaCanta editore pp 248, euro 15,00 – trad. Jacopo Lenkowicz – gennaio 2014 collana I Cantastorie

“Più anticonformista di Faulkner, più virile di Hemingway, più elegante di Fitzgerald”

Forse uno dei più grandi e, oggi, sconosciuti autori americani del ’900. Walt Whitman ha tentato la catalogazione della moltitudine trovando consolazione nella sua lunga barba bianca, Thomas Wolfe è morto a soli trentotto anni con la stessa dolorosa voracità con la quale aveva vissuto. Era anch’egli uomo di “liste”, ma le sue non abbracciavano il mondo, si rincorrevano disperate portando ad altre liste, generando una vertigine in cui la scrittura si fa esercizio d’arresto e di ordine.
Per semplicità diremo che questa è una raccolta di racconti, ma sono più che altro porzioni di fiume o dell’oceano che fu Thomas Wolfe. Occasione ottima per affacciarsi sul suo limpido abisso, per tentare di cavalcare la sua brutale corrente dell’esistenza e assaggiare gli schiaffi ben calibrati delle sue descrizioni, delle sue stagioni e dell’America intera, prima di prendere il largo con O lost (Elliot 2014), la versione integrale del suo capolavoro. Maxwell Perkins, editor di Hemingway, Faulkner, Fitzgerald e dello stesso Wolfe, appena dopo aver sfogliato il manoscritto reduce da innumerevoli rifiuti editoriali, telefonò a Wolfe, dicendogli pressappoco “Ehi Tom, da questo romanzo ne ricaviamo una decina, tu hai solo 28 anni, ci diamo una calmata?”.

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68_eta_della_febbre_x_giornaliL’età della febbre – AA.VV.
minimum fax, pp 329, euro 16, 00 – aprile 2015 collana Nichel

Un’antologia di racconti che tentino di descrivere gli anni Dieci del nuovo millennio non può essere lucida, non può essere che febbrile. 

L’impresa è quasi disumana. Descrivere in una dozzina di racconti un decennio. E non un decennio qualsiasi, uno lontano, su cui si ha la freddezza di poter giudicare. No. Il decennio è quello in cui viviamo ora. Gli anni Dieci del nuovo millennio. I pazzi ideatori e curatori di questo progetto sono Christian Raimo e Alessandro Gazoia. Gli altrettanto pazzi autori, undici scrittori italiani, sono rigorosamente under 40. La casa editrice che ha assecondato la follia minimum fax.
A dire il vero già dieci anni fa ci avevano provato a descrivere il decennio Zero con La qualità dell’aria. E l’esperimento era riuscito. Avendoci preso gusto, dieci anni dopo, hanno deciso di ripetere l’avventura.
L’AIDS, gli esperimenti sentimentali a cavallo tra omosessualità ed eterosessualità, l’essere genitori e l’essere figli, il paranormale sono solo alcuni degli elementi che vengono affrontati nello spazio di poche pagine, ma con un’intensità non comune. Il consiglio è quello di lasciare che questa antologia misuri, racconto dopo racconto, la febbre di voi lettori di questo decennio nuovo di zecca.

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appartamento_cover_hrMario Capello, L’appartamento
tunué, pp 144, euro 9,90 – aprile 2015 collana romanzi

Tunué prosegue la sua scoperta di esordienti. Un romanzo limpido, asciutto e onesto sull’irrequietezza.

Tunué, casa editrice specializzata in graphic novel e fumettistica, ha da poco deciso di dedicarsi alla narrativa contemporanea italiana e di concentrarsi su opere esordienti. Di sicuro è interessante osservare il panorama letterario italiano esordiente da una nuova prospettiva più attenta e selezionata. Una delle ultime scelte è il romanzo breve L’appartamento di Mario Capello. Il protagonista Angelo si trova in un momento cruciale della vita, quello in cui, bene o male, tutti si ritrovano: il momento di diventare adulto e di fare scelte da adulto. Dopo un matrimonio fallito e un lavoro poco redditizio, Angelo comincia a lavorare come agente immobiliare e si trasferisce in provincia per avvicinarsi al figlio. Incontra, in una delle visite di appartamenti, un uomo più anziano e dal passato oscuro che gli consegnerà un manoscritto in cui è descritta la sua vita. Le peculiarità di questo romanzo di crescita sono la prosa limpida e schietta e lo sguardo del protagonista su se stesso. Quello che lo rende diverso rispetto ai suoi colleghi, ai suoi simili, è che lui si guarda vivere, non vive e basta. Nonostante s’illuda di aver lasciato dietro di sé il suo vecchio Io, l’Angelo eterno adolescente, nonostante s’illuda di esser cresciuto, di aver tagliato con il passato, il suo “guardarsi vivere”, il leggero tormento che lo accompagna costantemente, rappresenta il collegamento tra l’adolescenza e la vita adulta.

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daniele-giglioli_stato-di-minorita-coverDaniele Giglioli – Stato di minorità
Editori Laterza, pp 112, euro 14,00 – maggio 2015 collana Solaris

“Quanto meno succede sul divano, tanto più accade sullo schermo”

Una frase per introdurre il nuovo libro di Daniele Giglioli Stato di minorità. L’immagine è quella di noi inermi spettatori che assistiamo alle più note serie tv in cui accade davvero di tutto, in cui i protagonisti muoiono, uccidono, si separano e si amano ferocemente, si scambiano figli e amanti. Noi, in quanto spettatori, possiamo solo osservare senza influenzare in nessun modo lo scorrere degli eventi sullo schermo. È sempre qualcun altro che decide, un regista misterioso, di cui non si conosce il volto, né i piani.
Da qui si svolge il pensiero di Giglioli per descrivere l’uomo contemporaneo privo di capacità d’azione sulla realtà. Il senso di inevitabile impotenza che ne deriva sarebbe fatale, a dire dell’autore, per la nostra società e anche per la nostra salute psicofisica. La cavia, di cui parla l’autore in un altro punto, sottoposta ad atroci scosse elettriche, che non può scappare e non può sfogare in nessun modo la sua frustrazione sui suoi simili, si lascia andare, si lascia morire. Questo siamo noi, esseri umani allo stesso tempo moderni e impotenti. Il libro ha quindi il sapore della sfida a non smettere di tentare di riprendere in mano le redini del presente.

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 ferenc-karinthy_epepe_cover_adelphi1Ferenc Karinthy, Epepe
Adelphi, pp 217, euro 18,00 – trad. Laura Sgarioto – giugno 2015 collana Fabula

Un libro numinoso. Fascinans e tremendum generano l’incubo che si vuole sognare

Avvincente e distopico. Questi gli aggettivi che più di tutti ho sentito accostati al romanzo Epepe di Ferenc Karinthy. Avvincente. Questa parola fa pensare all’essere avvolti, legati e coinvolti strettamente a qualcosa. Distopico. Distopia è la rappresentazione di una società indesiderabile, da incubo. È quanto mai assurdo che due parole così distanti possano riferirsi allo stesso oggetto.
Come si fa a desiderare di vivere un incubo? Come si fa a rimanere affascinati dalla storia di un uomo che sbagliando aereo finisce in una città che non conosce? Come si fa a ritenere avvincente l’idea che sempre quello stesso uomo si renda conto di non capire una parola della lingua che parlano gli abitanti di quella città e viceversa, pur essendo un linguista di professione? Eppure grazie a Epepe accade.
Ferenc Karinthy lo scrisse nel 1970, probabilmente come critica al regime sovietico, ponendosi così sulla scia di altri romanzi definiti distopici, uno per tutti 1984 di George Orwell. E come tutti i romanzi di qualità, pur nascendo per riferirsi a una realtà lontana, riescono a trovare posto anche nella letteratura dei nostri giorni.

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massimo-recalcati_le-mani-della-madreMassimo Recalcati – Le mani della madre, Feltrinelli
Feltrinelli, pp 192, euro16,00 – maggio 2015 collana Serie bianca

Uno dei tempi più attuali, la famiglia, indagato attraverso la figura della madre. Un po’ di chiarezza tra le urla, la confusione e l’ignoranza

Chi fa il padre e chi fa la madre? Questa è la domanda che si pongono tutti davanti a una coppia omosessuale che esprime il desiderio di avere un bambino, che siano due donne o due uomini. È una domanda legittima, poiché la nostra natura si basa sui poli Madre-Padre. Ora, dopo la storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di legalizzare il matrimonio omosessuale su tutto il territorio americano, la questione di chi fa il padre e chi fa la madre e, di conseguenza, di cos’è il Padre e cos’è la Madre, è diventata centrale. Per prepararsi ad affrontarla bisognerebbe come minimo studiare a fondo trattati di teologia, biologia, filosofia, pedagogia e psicologia. Per il momento si potrebbe però iniziare con l’ultimo saggio dello psicanalista Massimo Recalcati Le mani della madre, in cui è lo stesso autore che subito sceglie di distinguere tra madre genitrice e funzione materna, le quali, spiega, non sempre coincidono nella stessa persona.
In un momento di grande cambiamento, di confusione di ruoli e di ridefinizione della parola famiglia non sarà certo un singolo libro a chiarire le idee, ma è già un passo avanti.

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Gli anni di Annie Ernaux
L’Orma, pp 276, 14,40 euro – maggio 2015, collana Kreuzville Aleph

Dopo aver narrato il distacco dalle proprie origini, raggiungendo il grado zero della scrittura, il respiro si fa più ampio, universale, attraverso frammenti che lacerano e rendono epico ogni aspetto del quotidiano. Forse il capolavoro di Annie Ernaux.

Nell’ultimo romanzo Gli anni, pubblicato in Italia della scrittrice vincitrice di numerosi premi letterari in Francia, Annie Ernaux, l’autobiografia si mescola sapientemente con la Storia di tutti, conducendo il lettore attraverso gli anni, appunto, del dopoguerra fino ai giorni nostri. La sua scrittura ha origine in ogni sua opera dalle persone della sua famiglia e dal suo quotidiano per analizzarne il ruolo sociale e politico. Mentre in Un Posto ha indagato a fondo la lacerazione tra un padre e una figlia dal punto di vista politico e umano e in Una vita di donna ha descritto con maestria la figura della madre, nel romanzo Gli anni il racconto si allarga a un’intera generazione. I temi dell’epica del quotidiano, altro tratto caratteristico della Ernaux, si ritrovano anche qui, come, per esempio, il dolore legato all’aborto o al divorzio, esperienze che, in fin dei conti e purtroppo, possono o potrebbero riguardare ognuno di noi. Definendosi una transclasse, una persona cioè, che vive costantemente una condizione di passaggio da una classe popolare a una classe borghese, l’autrice ha dato voce nei suoi libri a un’intera generazione che ha vissuto una condizione lacerante ed estraniante di tradimento della propria famiglia di origine.

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naveTeseo_plancia_300S. La nave di Teseo di J.J. Abrams e Doug Dorst
Rizzoli Lizard, pp 472, 35 euro – collana Lizard, novembre 2014

Un singolare esperimento editoriale. Un oggetto da tenere tra le mani e indagare come una mappa o un percorso, se non un piccolo tesoro che dischiude infantile la nostra immaginazione.

Siamo abituati a pensare libri e serie tv come due cose ben diverse l’una dall’altra. Entrambe affascinanti, ma ognuna cui dedicare due tipi di attenzione. Con la nuova creatura del produttore e ideatore di Lost, J.J. Abrams, S. La nave di Teseo, questo atteggiamento viene rivoluzionato, e in positivo.
Il romanzo si svolge su tre piani: c’è la vicenda del personaggio principale, e del suo viaggio su una nave misteriosa, c’è l’enigma sulle identità dell’autore fittizio del romanzo, W.K. Straka, e del suo traduttore, F.X. Caldeira. C’è infine a margine, a mo’ di glossa, l’indagine di due studenti universitari, Eric e Jen, sul mistero del romanzo e dell’autore.
Si tratta a tutti gli effetti di un esperimento letterario che fa appello al lettore multitasking, al lettore abituato a leggere in parallelo più storie contemporaneamente, senza accavallarle.
Così, a prima vista, l’idea e la struttura di questo libro fa pensare alla Storia infinita di Michael Ende. Diversi piani di realtà che all’inizio procedono separati, ma che infine, probabilmente (non voglio svelare nulla) s’incontrano.

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Anima di Wajdi Mouawad
Fazi Editore, pp 505, 18,50 euro – collana Le Strade, marzo 2015

Un mosaico della bestialità di cui è capace il genere umano.

Ho letto il primo capitolo tutto d’un fiato. Stavo seduta sulle poltroncine della libreria e mi ha catturato la storia (una ragazza incinta viene trovata assassinata e il marito insegue l’assassino dal Québec fin negli States) e il punto di vista adottato (tutta la vicenda viene descritta da animali che il protagonista incontra sulla sua strada).  Ero indecisa se comprarlo o no. Sarà troppo impressionante? Sarà talmente impressionante da risultare insopportabile o noioso? Non sarà banale descrivere una vicenda umana dal punto di vista animale? Non sembrerà artificioso leggere di una caccia all’assassino attraverso gli occhi di un canarino o di un boa? Queste le domande che mi trattenevano dal comprarlo e a cui leggendo ho risposto no.
Lo scrittore, drammaturgo, regista e attore di origine libanese Wajdi Mouawad con questo libro vuole intrigare, tenere alta l’attenzione, celandosi a ogni capitolo dietro a un narratore diverso e improbabile e giocando a nascondino con il lettore. A ogni cambio di scena si aggiunge un frammento della caccia all’assassino e alla fine ciò che ne deriva è un mosaico sulla bestialità di cui è capace il genere umano.

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invenzione_della_madre-peano_copertinaL’invenzione della madre di Marco Peano
minimum fax, pp 252, 14 euro – collana Nichel, gennaio 2015

Una delle più limpide scritture in Italia, racconta la lunga marcia della perdita e della malattia, e del suo strano potere: con essa, i figli tornano a essere figli, i padri padri… ognuno improvvisamente ferma la propria vita e i ruoli familiari si riaggiustano, si riassestano.

Con linguaggio calmo e asciutto Peano affronta nel suo romanzo uno dei temi più ignorati dalla letteratura: la malattia. In televisione, nei libri, nei salotti con disinvoltura si parla di morte, di violenza, omicidi, stragi, pedofilia, follia. Con morbosità ci appassioniamo alle vicende più cruente dell’attualità, ma la malattia non viene quasi mai messa al centro di un romanzo. Quando si parla di malattia si bisbiglia e si sorride timidamente abbassando gli occhi. In poco più di 250 pagine l’autore riesce a rendere con esattezza il calvario del tumore metastatico e le conseguenze che la malattia ha sui familiari del malato, in questo caso la madre del protagonista. Con la malattia entrano in scena anche il lutto, che inizia molto prima della morte della persona cara, e la regressione. Infatti la malattia ha questo potere strano sulle famiglie e le comunità. I figli tornano a essere figli, i padri padri, le madri madri… ognuno ferma improvvisamente la propria vita e i ruoli familiari si riaggiustano, si riassestano. La verità è che Marco Peano, giovane scrittore che debutta così nella società letteraria italiana, è riuscito magnificamente nell’intento di rendere con rispetto e lucidità un’esperienza che in un modo o in un altro tutti siamo obbligati ad affrontare.

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vonnegut_quando_siete_felici_x_giornaliQuando siete felici, fateci caso di Kurt Vonnegut
minimum fax, pp 107, 13 euro – collana Sotterranei, febbraio 2015

Un respiro alto, regolare, da donarsi quando il petto è oppresso e alla testa non arriva bene l’ossigeno. Come presentarsi di fronte alla vertigine delle possibilità della vita e al loro orizzonte.

Il libro è leggero. Di una leggerezza densa di significato. Si sa che Kurt Vonnegut è uno che affronta grandi temi con disinvoltura e schiettezza. In Quando siete felici, fateci caso, una raccolta di nove “commencement speeches” tenuti dal noto autore, si tenta di restituire, a quasi dieci anni dalla sua morte, una sintesi del suo pensiero. Il commencement speech, il discorso tenuto a fine carriera accademica ai laureandi, è di grande spunto per scrittori come Vonnegut. È come avere l’occasione di dire le ultime parole al guerriero che parte, al tuffatore in bilico sul trampolino o al cavallo sulla linea di partenza. Vale quindi la pena di leggere cosa disse Vonnegut sui valori e le priorità della vita ai giovani studenti che vi si stavano affacciando.  Un libro così deve esser letto, sì, ma anche regalato con convinzione. Andrebbe regalato a chi vive un momento di incertezza sul lavoro, a chi è davanti a un bivio in un rapporto, a chi ha perso la bussola in generale. Di sicuro non rappresenterà una soluzione a tutti i problemi, ma potrebbe indurre a ragionare sulle cose da un punto di vista superiore. Oppure si potrebbe semplicemente tenere sul comodino o in borsa come un amuleto per scacciare la malasorte e i brutti pensieri.