Sturm und drang dei valori d’uso

Sturm und drang dei valori d’uso

Vollero i greci che in ogni dramma il coro fosse prima di tutto il rappresentante del genio nazionale e poi il difensore della causa dell’umanità.
(A.W. von Schlegel)

Passo dall’annoiato all’ubriaco in meno di dieci minuti, d’aver vissuto altre condizioni non mi viene in mente, ed anche se fosse me ne sfuggirebbe il senso. La cosa più ridicola è che sono veramente onesto quando ascrivo tutto ciò a una sorta di ascetismo laico, peraltro di quelli blandi, quelli che se mi guardi neanche lo diresti che sono un asceta laico. E io non te lo dico, ah certo che no. Sono un asceta laico in incognito. E sono ridicolo. Ai miei occhi mi salva solo questa consapevolezza, agli occhi degli altri mi salva solo il restare fuori dal loro campo visivo. O almeno così spero.
Ma comunque non è sempre stato così. È esistito un tempo in cui senza finalità eucaristiche trotterellavo per la città disquisendo di amari slogan inventati sul momento, il più bello che mi ricordo, e che mi sto comunque inventando sul momento, aveva a che fare col mettere a caso la parola “eucarestia” un po’ qua un po’ là. Non sapevo dove volessi andare a parare. Per capirlo cercai di andare a fondo al mistero dell’eucarestia – che dal mio punto di vista cominciava e finiva col suo significato – ma metteteci che mi annoio in fretta, e insomma, questo «sacramento centrale del cristianesimo, che da un lato commemora e rinnova il sacrificio di Gesù Cristo, e, dall’altro, attua la comunione dei fedeli con il Redentore e tra loro», mi pareva una cosa che, qualora proprio era da farsi, di certo bisognava smettere di trotterellare. E io invece volevo solo trotterellare e dunque, ripeto, è esistito un tempo in cui senza finalità eucaristiche trotterellavo per la città disquisendo di… poi deve essere successo qualcosa.
L’inizio della fine credo corrisponda proprio a quando, da vincente, abbandonai il rompicapo del rapporto tra libertà e sistema di consumo risolvendolo alla seguente maniera: l’uomo non si è mai potuto considerare veramente libero prima del preciso momento in cui gli si pose dinnanzi l’alternativa di dieci marche di yogurt ordinatamente allineate nel banco frigo d’un supermercato. Punto. E il futuro lasciava presagire file di supermercati ordinatamente allineati sulla via di un quartiere, e quartieri ordinati in città, città una accanto all’altra in Stati adiacenti, anch’essi – proprio come gli yogurt, i supermercati, i quartieri e le città – diversi in qualcosa certo, ma indistinguibili.

Coro: È vera scelta la scelta tra alternative sostanzialmente indistinguibili?
- sì.

Ed ecco la grande lezione del banco frigo: «“Libertà di scelta” significa “mantenersi aperta la possibilità di scegliere” […] la libertà di scelta si riduce in pratica ad un’astensione dalla scelta stessa», fossi nato prima l’avrei scritto io questo virgolettato, e invece l’ha scritto C. Lash in L’io minimo nel 1984 e perderò poco tempo a segnalarvi il significato che tutto ciò può avere all’interno del rapporto uomo-donna, significato che ha evidenti collegamenti con il naufragio della vostra prossima vicenda affettiva e con i postumi che ne deriveranno.

Coro: I mercanti, conquistato il potere temporale e superata un’iniziale fase d’assestamento, hanno fatto un gran bene all’umanità: nessuno che abbia più di sedici anni si strugge per amore.
- Sì, dici bene.

Ma te, amore mio, sei veramente speciale. Ah sì, così speciale che mi è difficile trovare una più speciale di te. Nel caso la trovassi t’abbandonerei, ma te sei così speciale che non la trovo. E mi aspetto che tu faccia lo stesso con me. Nel caso tu trovassi uno più speciale di me, certo, sentirei un lieve senso di frustrazione, la frustrazione di chi al reparto biscotti vede inappagata la propria voglia di Galbusera a fronte d’uno scafale ricolmo solo di Ringo boys, ma hai mai visto qualcuno che abbia più di sedici anni piangere davanti allo scaffale dei biscotti?
Un mondo di gente speciale ma con identico valore d’uso è proprio un mondo ben congeniato. Siamo speciali quanto basta per ambire a essere preferiti dal nostro omologo posto accanto a noi, ma con questo, per il bene dell’umanità, dobbiamo essere grossomodo interscambiabili. E non vi venga in mente di non essere interscambiabili, il coro è in agguato.

Coro: Infatti quelli che se la sentono così calda mi stanno sulle palle.
- Parole sante.
Coro: in genere sono artisti tossicodipendenti.
- Può darsi.
Coro: …e gli artisti tossicodipendenti mi stanno sulle palle.
- Occhei.

I tempi storici erano maturi per ricominciare col mio spensierato trotterellare ma, non so perché, non mi riusciva più come un tempo. Proprio no. Nella giungla dei valori d’uso persi l’ispirazione e divenni un homo oeconomicus. Lasciai al mondo il mio ultimo amaro slogan: «Ghote merda», scritto proprio così, col refuso a sottolineare il mio essere allo sbando. Poi sono corso a chiudermi in casa per pianificare la controffensiva. Ma ho passato troppi anni a trotterellare per farmi venire in mente una controffensiva efficiente e, dunque, mi ritirai dal grande gioco per abbracciare una vita ascetica, ma senza dimenticare la lezione del banco frigo: per condurre alla libertà, una scelta, non deve avere conseguenze. Nessuno avrebbe mai saputo niente della mia vita ascetica, che in effetti non si distingueva in niente dalla mia precedente vita non ascetica, salvo che ero un po’ più annoiato ed era più facile incontrarmi alticcio. È ridicolo? Lo so.

Coro: Dai, è da un po’ che non ci si vede, esci di casa e andiamoci a prendere una birra e con la scusa commentiamo i culi delle ragazze che passano.
- Mi faccio una doccia e arrivo.

Giacomo Venezian

elaborazione grafica in copertina: Marta Gargano

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