Can you please hug me Ruben Montini e Alexander Pohnert, 2014, documentazione fotografica della performance courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia, photo by Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Temi di Performance Art: #1+1 uguale uno Conversazione con Ruben Montini & Alexander Pohnert

 

 

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Essenza della performance è senza dubbio la relazione con l’altro, che gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della soggettività. Secondo Lévinas è nell’Altro che ritroviamo e comprendiamo noi stessi. La relazione tra il Sé e l’Altro permette al soggetto di trovare ed esprimere la propria individualità. Non è da solo che l’uomo può esprimere il proprio essere.

Logo Azione e contingenza

«Inizi a vedere te stesso attraverso un altro paio di occhi, e ogni volta che questo accade, comprendi meglio te stesso e l’altro». È così che Ruben Montini e Alexander Pohnert vedono la loro collaborazione da poco inaugurata con la performance Can you please hug me, presentata per la prima volta il 26 febbraio al Teatro studio di Scandicci. La performance ha aperto la rassegna PIECE – percorsi della performance, sotto la direzione artistica di Giancarlo Cauteruccio con la curatela di Pietro Gaglianò. L’azione, inedita e pensata espressamente per l’evento, è incentrata sulla resistenza, la fiducia e la comprensione reciproca. Montini si trova al centro, nudo in piedi su un basamento mentre il pubblico osserva tutt’intorno. L’azione si svolge con Pohnert che scuote il corpo del compagno, prendendolo per la vita e le gambe, come fosse un albero fino a farlo cadere dal basamento. Montini torna sul piedistallo e l’azione ricomincia fino all’esaurimento delle proprie forze. I due artisti sono coinvolti in un’azione nella quale il corpo è assoluto protagonista ed è sottoposto a una prova fisica allo stesso tempo sensuale ed estenuante.

Durante la serata, inoltre, è stato presentato il video Erdbeeren und Himbeeren. Questo è il risultato della sovrapposizione dei due filmati in cui ognuno dei due artisti è ripreso dall’altro. La sovrapposizione delle riprese fa sì che i loro sguardi s’intreccino e si crei un discorso muto, quasi segreto tra i due.

Can you please hug me Ruben Montini e Alexander Pohnert, 2014, documentazione fotografica della performance courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia, photo by Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Can you please hug me Ruben Montini e Alexander Pohnert, 2014, documentazione fotografica della performance courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia, photo by Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Potreste descrivermi brevemente il percorso, artistico e umano, che vi ha portato a Can you please hug me? Quali sono gli elementi e le tematiche principali che esplora quest’azione?

Quando due persone s’incontrano, il loro incontro può essere molto breve, a seconda della sua intensità. Può temporaneamente dissolvere la separazione tra il sé e l’altro, costituire una minaccia per l’identità, intesa solitamente come qualcosa di sicuro e stabile che possediamo. In poche parole, si azzerano tutte le tue convinzioni, le cose in cui crediamo: alcune sono reimpostate, cambiate, mentre altre rimangono con noi, rimangono stabili. Certamente, entrambi abbiamo avuto un forte impulso iniziale che ha cercato di resistere e proteggere chi siamo.

Condizione del collaborare è il confrontarsi con l’altro e aprirsi all’ascolto. Come pensate che i vostri lavori individuali, che avete prodotto in passato, abbiano influenzato questa collaborazione? Siete riusciti a creare qualcosa che da soli non sareste stati capaci di produrre?

I nostri lavori passati sono stati sempre scaturiti dalle nostre esperienze e, conseguentemente, ispirati alle nostre vite, così come lo sono stati questi ultimi lavori. Ci siamo incontrati, abbiamo trascorso 24 ore al giorno insieme e improvvisamente le immagini sono cominciate ad apparire nelle nostre teste. Abbiamo sentito il bisogno di realizzarle nella pratica. Con il passare del tempo queste immagini sono diventate per noi sempre più forti e piene di significato. Non abbiamo mai programmato veramente di collaborare. I pezzi, il video e la performance ci sono venuti in maniera naturale, sono semplicemente accaduti.

Can you please hug me Ruben Montini e Alexander Pohnert, 2014, documentazione fotografica della performance courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia, photo by Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Can you please hug me Ruben Montini e Alexander Pohnert, 2014, documentazione fotografica della performance courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia, photo by Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Il curatore e critico d’arte Giacinto Di Pietrantonio ha detto che «essere una coppia, lavorare in coppia, essere un paio, essere un duo significa prima di tutto essere l’altro». Cosa ne pensate?

Si diventa l’altro, se si lascia che questo accada: inizi a vedere te stesso attraverso gli occhi dell’altro, e ogni volta che questo accade comprendi meglio te stesso e chi ti sta di fronte. Identità e credenze sono messe in discussione così come i metodi artistici, gli stili e i processi di pensiero. Questo può anche generare diverse discussioni. È quello che è successo a noi.

È la prima volta che realizzate un lavoro insieme, avevate già avuto delle collaborazioni con altri artisti? Ci sono delle differenze?

Ogni collaborazione è come un rapporto tra pari, i quali s’impegnano per un certo periodo e alla fine “partoriscono” insieme. Ogni rapporto è diverso. Per noi, essere coinvolti in una relazione romantica abbassa il livello d’inibizione; condividiamo così tanto che si crea al tempo stesso attrito e contatto. Tutto è messo a nudo.

Per l’apertura della rassegna PIECE avete presentato anche un video inedito, Erdbeeren und Himbeeren. Come siete arrivati a questo video e perché avete deciso di presentarlo simultaneamente alla performance?

Entrambi i pezzi esistono singolarmente ma derivano dalla stessa sorgente, anche se i loro punti di vista sono diversi. Abbiamo realizzato Erdbeeren und Himbeeren partendo dall’osservazione interna di un rapporto, arrivando poi a una riflessione verso l’esterno. Abbiamo riflettuto molto sui diritti dei gay e sull’arretratezza che molti Paesi oggi vivono. Paesi che però, allo stesso tempo, crescono dal punto di vista economico e politico. In alcuni casi, la caccia alle streghe raggiunge il suo apice nel proibire alle coppie gay di esprimere il proprio affetto verso l’altro in pubblico. Realtà così assurda che ci è rimasta in testa per giorni. Noi stessi, in una città progressista e liberale come Berlino, subiamo fisicamente e verbalmente ogni giorno una violenta omofobia. In altre parti del mondo, molte persone sono torturate e giustiziate per questa cosa. I governi di questi Paesi, non solo chiudono gli occhi, ma avallano e incoraggiano la diffusione dell’odio e del disprezzo. Modificano la loro legislazione, cercando di creare un nemico comune per le masse le quali stanno annegando in un delirio religioso, allo scopo di distrarre la loro attenzione dai problemi reali e nutrire la loro fame di rivalsa e dare uno sfogo alla loro disperazione.

Erdbeeren und Himbeeren still, da video 4,32'' courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia

Erdbeeren und Himbeeren still, da video 4,32” courtesy the artists and Galleria Massimodeluca, Venezia

Avete pensato a delle collaborazioni future?

Parteciperemo al Festival Teoremi, a cura di Giulia Casalini e Roberta Orlando, che avrà luogo al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce a Genova, dove presenteremo una nuova performance. Ma, ad essere onesti, non siamo mai sicuri se arriveremo vivi fino a domani.

Intervista a cura di Celeste Ricci