foto di Sonia ricci

Temi di Performance Art | IL RITO #1

La performance mette insieme diversi contesti: teatro, arti visive, danza, musica, poesia e cinema, e pone le sue basi sulla cosiddetta cerimonia rituale.
Ritualità primitiva e sciamanesimo sono elementi imprescindibili dell’azione performativa, anche se all’apparenza non sono immediatamente riconoscibili dallo spettatore. Elemento nodale dell’azione, quindi, è la pratica rituale che attraverso un linguaggio subliminare riporta l’artista vicino alla comunità. Questa ricreata interazione diventa veicolo ideale per la trasmissione d’ideologie e permette una ridefinizione critica del reale. Il performer, persona narrante, trasforma la performance in un autentico rituale e mette in scena il proprio io all’interno dell’azione svolta. A differenza dell’attore, il performer non recita una parte o finge di essere altro, ma al contrario, dichiara le strategie performative del suo lavoro.

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Joseph Beuys_Coyote Caroline Tisdall Schirmer/Mosel, 1976

Lo sciamanesimo, nell’antropologia culturale, indica un insieme di credenze caratterizzanti società primitive che si concentravano intorno alla figura del guaritore-saggio: lo sciamano. Egli era il “ponte” tra il mondo terreno e quello ultraterreno, e la sua pratica presupponeva la comunicazione e la trasformazione attraverso l’esperienza. Il performer-sciamano, nel contesto culturale e ideologico del Novecento, agisce come figura di confine, luogo in cui è possibile sovvertire valori normalizzati e far sorgere nuovi modelli e paradigmi. Il performer acquisisce così un ruolo pragmatico all’interno del contesto artistico-sociale. L’arte non è più solamente legata alla produzione di un oggetto, ma è l’analisi critica dell’assetto socio-culturale e del superamento di quest’ultimo durante le fasi di passaggio. L’artista assume un ruolo di mediatore in tali trasformazioni.

Il nostro punto di partenza è il dramma sociale, l’istaurarsi di una situazione di crisi. Quest’ultima si manifesta come rottura di un ordine da parte di una persona o di un gruppo, che si oppone a un’autorità costituita. Il social drama va inteso come il punto di svolta all’interno di una comunità: è il momento in cui avviene un cambiamento rispetto alla consolidata struttura sociale. Victor Turner ha individuato nella performance quest’aspetto di discontinum nel continuum con una funzione ben precisa, quella di generare consapevolezza nei soggetti coinvolti. Il tempo e lo spazio in cui la performance agisce fa parte della quotidianità ma, allo stesso tempo, è “altro”. Agisce in un momento di transito, di carattere liminale, il quale rappresenta una zona di margine nel contesto socio-culturale in cui potenzialmente potrebbero sorgere nuovi modelli. Come sostiene Turner, l’essenza della performance consiste nella scomposizione della cultura nei suoi valori fondanti e nella loro ricomposizione in una diversa configurazione.

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Joseph Beuys_Coyote Caroline Tisdall Schirmer/Mosel, 1976

Il ruolo della performance, intesa come pratica artistica, religiosa, rito d’iniziazione o cerimonia funebre, è quello di rivelare dei modelli culturali latenti della società stessa e indurre lo spettatore alla riflessione. Attraverso un linguaggio simbolico, l’artista – sciamano tenta una ridefinizione del reale attraverso una comunicazione attiva con il suo pubblico. L’interazione tra il performer e l’audience equivale allo scambio primitivo tra individuo e gruppo.

Il rito è un modo di organizzare, o meglio, riorganizzare un “comportamento” sociale in determinati modelli.  La ritualità non è una pratica che appartiene esclusivamente alla storia dell’uomo primitivo, ma è parte della vita quotidiana dell’uomo contemporaneo. La stessa routine può essere intesa come una ritualità che, attraverso un determinato processo che si ripete, costruisce la nostra performance quotidiana. Il rito conduce a una trasformazione attraverso strategie d’azione e comportamenti.

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 Celeste Ricci

[immagine di copertina: © Sonia Ricci]