"Una cosa divertente che non farò mai più" – La crociera secondo Wallace

“Una cosa divertente che non farò mai più” – La crociera secondo Wallace

La sensazione non è molto diversa da quando siete ospiti a casa di qualcuno che fa cose come intrufolarsi la mattina per rifarvi il letto mentre siete sotto la doccia, vi piega i pantaloni sporchi o li mette in lavatrice senza chiedervelo prima, vi svuota il posacenere dopo ogni sigaretta che fumate, eccetera. Per un po’, una padrona di casa del genere vi sembra fantastica, e vi sentite curati, apprezzati, rassicurati e degni, eccetera. Ma dopo un po’ cominciate a intuire che la padrona di casa non si comporta così per affetto o riguardo verso di voi ma più semplicemente obbedisce agli imperativi di qualche sua nevrosi personale che ha a che fare con la pulizia domestica e con l’ordine… e questo significa, visto che obiettivo e oggetto finale della pulizia non siete voi quanto la pulizia e l’ordine in sé, che la vostra partenza sarà per lei un sollievo. Significa che viziarvi dal punto di vista igienico, in realtà, è la prova che non vi vuole tra i piedi. La Nadir non ha il tappeto trattato con prodotti specifici e i mobili ricoperti di plastica come li avrebbe una padrona di casa di tipo anale come quella descritta, ma l’aura psicologica è la stessa, e quindi la vostra partenza susciterà lo stesso sollievo.

Questo piccolo stralcio, tratto da Una cosa divertente che non farò mai più, cade nel bel mezzo del libro. L’ho letto e riletto così tante volte che potrei recitarlo a memoria. E credo che sarebbe sufficiente lui da solo, fermo e scolpito nero su bianco, a riassumere il senso non solo dell’intero volume, ma anche e soprattutto di colui che l’ha scritto. Perché, per chi si accinge a leggerlo, questo piccolo libretto non rappresenterà solo il semplice resoconto di una crociera extralusso ai Caraibi commissionata all’autore dalla rivista Harper’s. Le pagine di Una cosa divertente che non farò mai più vanno al di là della descrizione, e affondano le radici nella vivace quanto inquietante capacità di Wallace di vivisezionare l’animo di un rito sociale, e la sequela di reazioni che questo rito suscita in chi lo vive.

Presumo sia esattamente questa, la qualità più sconvolgente dell’opera di Wallace. La lungimiranza, che ha dannato l’autore fino al suicidio, di saper trasporre su carta un punto di vista destinato ad arrivare più in là degli altri, verso quell’oltre fatto delle nostre nevrosi, delle ossessioni di cui si ciba la nostra coscienza quando ha bisogno di esser messa a tacere, dei nostri timori e dei nostri bisogni ancestrali di sicurezza, protezione, appetiti da soddisfare.

Sulla Nadir, la nave extralusso che scorrazza i suoi ospiti per i mari dei Caraibi – Wallace compreso –, non fanno che susseguirsi attività apparentemente impeccabili, dalle cene di gala ai giochi in piscina, dai tornei di freccette, golf, tennis alle serate in discoteca. Tanti vasi di Pandora nei quali Wallace, complice un destino beffardo che lo ha votato all’emarginazione in un mondo da lui comprensibile più in profondità dei suoi stessi abitanti, si trova a scavare a piene mani, tirando fuori testimonianze di recondite perversioni, bisogni irreggimentati e inappagati, soddisfatti solo in quanto sublimati.

Il quadro dipinto da Wallace sa di grottesco. Un sapore di cui, mentre si legge, non si riesce a fare a meno. La valanga di parole, sciorinate dall’autore in una serie quasi infinita di incisi, note a piè di pagina, digressioni e deviazioni sul tema, garantisce una lettura che scorre veloce come il vento ululante sulla Nadir in tempesta. Un mare, quello su cui scivola l’umanità della crociera extralusso, in cui l’autore cerca ossessivamente di scorgere qualche pinna di squalo, pur sapendo di essere circondato – e di essere anche lui, suo malgrado – un vorace predatore d’istinti primordiali.

[…] è proprio questa – la promessa di appagare la parte di me che, sempre e soltanto, VUOLE – l’illusione fondamentale che la brochure vende. E’ da notare che la vera illusione, qui, non è che questa promessa sarà mantenuta, ma che sia possibile mantenerla. Questa è una grande, gigantesca menzogna. E naturalmente io voglio crederci – fanculo a Budda – voglio credere che magari questa vacanza dell’estrema illusione mi vizierà a sufficienza, che il lusso e il piacere saranno somministrati in maniera così completa e impeccabile che la mia parte infantile si sentirà finalmente appagata.

Simona Di Michele

Una cosa divertente che non farò mai piùAUTORE: David Foster Wallace

TITOLO: Una cosa divertente che non farò mai più

CASA EDITRICE: Minimum Fax

PAGINE: 149

ANNO :1997

PREZZO: 12.50€