Volevi solo comprare le sigarette

Volevi solo comprare le sigarette

Era un martedì. Uno di quei giorni in cui non è presente neanche la volontà di reagire alla vita. Abbandono totale. Lattine di birra per terra, economiche e scadenti; telefono spento, quel libro che tutti dicono che è bello ma che non riesci a leggere perché ti rompi i coglioni sul comodino che ti supplica di esser finito; una fettina da scongelare in freezer, dei cracker in busta, lo smalto da mettere che non metterai, il soffitto da fissare e la barra di Word che lampeggia in attesa della tua ispirazione. Un sacco di tempo per pensare a tutte le cose che dovresti fare ma che rimandi proprio perché nel giorno libero vince la voglia di non fare un cazzo. Fumi l’ultima sigaretta rimediata con del tabacco sparso negli angoli dei cassetti o delle borse, pensando che puoi fartela bastare fino a domani. Ti illudi solo per i cinque minuti successivi poi decidi di uscire a comprarle. Non è vero che puoi vivere con poco, una persona viziosa vuole tutto e lo vuole subito e se non lo ha perde il diritto di definirsi tale.

Non sprechi tempo neanche per lavarti o per pettinarti un minimo, vuoi le sigarette e appena avute tornerai a casa e appesantirai la conca sul tuo letto ancora di più. Abbellire il proprio stadio larvale sarebbe uno smacco per la propria autostima, nessuno si trucca per andare solo dal tabaccaio a meno che non ci sia un secondo fine sessuale, e chi dice che lo fa solo per “se stessa” ha dei problemi più grandi di te che ammetti di non averci neanche pensato.
Questo ti racconti mentre esci con la maglietta di Snoopy, dei leggins bucati sul culo e delle infradito di plastica coi i colori del Brasile. E mentre canticchi Ancora di Eduardo de Crescenzo senza ripercussioni emotive, le vedi per terra, accartocciate su se stesse: 50 euro. Un monito di ilarità ti pervade, stupita di come una bella notizia sia legata in qualche modo a Marzullo. Felice del fatto che non sempre piove sul bagnato decidi di andare a festeggiare da sola, tu e i tuoi 50 euro, anche se non ti sei lavata, anche se sei vestita come quando fai le pulizie a casa. Vai nel posto dove tutti ti conoscono, tu e la tua svogliatezza, e ti metti al banco intavolando conversazioni più o meno vaghe sul nulla con i passanti. Sei felice, ti stai bevendo 50 euro che non hai neanche lontanamente sudato.
Lui ti guarda da un paio di sgabelli più in là, tu lo guardi, lui sorride e tu sorridi, lui alza il bicchiere mimando un brindisi e tu, facendo lo stesso, lo inciti a venire a sedersi vicino a te. A quel punto, un po’ brilla, speri solo di non balbettare e che lui non sia un pazzo con degli strani feticismi per le infradito gialle. Per il resto non conta nulla. Per circa due ore ti fai offrire da bere parlando di cose a caso come quando sei in imbarazzo, sensazione ormai stagnante dalla prima media. Lui è francese, ti dice che fa l’archeologo e tu inizi a parlargli della metro C, che ti salva la vita perché di archeologia non sai niente. Lui paga il conto, anche il tuo e ti dice di andare a fare una camminata. Lo porti a vedere dove è morto Giulio Cesare e parli di Shakespeare.
Sean Paul in consolle, Clint Eastwood in Gran Torino, il Cioccorì bianco: un colpo di classe .Lo porti a casa mentre una folla immaginaria ti dà pacche sulla spalla. Quella stessa casa in cui non fai entrare più tua madre, dove l’entropia ha valore 0 ed il caos trova l’equilibrio nel disordine. Il tuo tugurio che ha fatto scappare tre donne delle pulizie e un numero non preoccupante di maschi dal colletto bianco.
Ti dice che il giorno dopo sarebbe partito per tornare a Parigi. La notte scorre quindi senza futuro e viziosa, come piace a te. Ricordi un bacio sulla fronte in dormiveglia e al tuo risveglio un biglietto sul cuscino con scritto “merci” e un nome e un cognome.
Se ne era andato alla chetichella. Cristo, quanto avresti voluto farlo tu. Già te lo immagini al cafè a bere Pastis mentre racconta beffardo ai suoi amici col baschetto e la maglietta da gondoliere in stile mimo che le donne italiane sono un po’ strane, che hanno una moda particolare e che probabilmente bevono troppo.
Ma per fortuna anche te ami le chiacchiere da bar. Quella sera infatti, in tutta la spettacolarità che contraddistingue questa nazione, ti cimenti in un monologo in cui la tua franchezza ha trovato finalmente riposo e ricordi in tutta lucidità che i francesi si mettono il pane sotto l’ascella, che l abat-bajour non illumina, che Dumas era algerino, che la torre Eiffel non è una torre e che la Monna Lisa è una giovane donna che fissa il vuoto con lo sguardo marpione, che non hanno il bidè, e che sì, si scrive bidè e non bidet.
Però è anche una grande nazione che ha dato i natali a tre grandi Lumiere, i due inventori del cinematografo e al grande candeliere della bella e la bestia, unitamente a Niepce che ha creato la prima fotografia e a Zinedine Zidane che tanto hai stimato avendo un’avversione verso Materazzi, e che infondo ci ha fatto vincere i Mondiali nel 2006.

Tu volevi solo comprare delle sigarette ma sei tornata a casa con un francese e 50 euro in più.
Sei solo arrabbiata perché ogni volta che andrai a comprare Gauloises rosse ti ricorderai di quanto Parigi sia lontana e che soprattutto hai permesso a te stessa di invaghirti di un parigino.

Giovanna Santirocco – FuckYouLove